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Il magnesio per combattere l'ipertensione

5 giugno 2007

Tra le principali cause di ipertensione c’è l’obesità. Una dieta equilibrata può sicuramente aiutare a prevenire l’insorgenza di questa malattia. Ci sono poi alcune sostanze contenute in determinati alimenti che possono contrastare il rischio ipertensione. Uno di questi è il magnesio. L’assunzione di magnesio con la dieta, infatti, ha un buon risultato sullo sviluppo di ipertensione delle donne. E’ la conclusione di un recente studio dell’Organizzazione mondiale della sanità compiuto su 2349 donne. Anche se la percentuale di abbassamento del rischio, prendendo il magnesio, è modesta, la sua assunzione risulta, comunque, inversamente proporzionale all’insorgenza dell’ipertensione nelle diverse ’stratificazioni’ dei soggetti a rischio. Lo studio ha dimostrato come le donne, nel più alto quintile (valore mediano di assunzione di mangnesio al giorno: 434mg/die) hanno un minor rischio di ipertensione rispetto alle donne nel più basso quintile (valore mediano: 256 mg/die).
Ma in quali alimenti è presente il magnesio?
Questo elenco aiuta a fare chiarezza sul modo migliore di assumere magnesio naturalmente:
  • crusca di frumento (550mg per 100g);
  • frutta secca
  • legumi
  • verdure: spinaci, carciofi e zucchine
  • cozze
  • formaggi: pecorino e parmigiano
  • bresaola
  • pollo.

Ovviamente il contenuto di magnesio dimuisce se questi alimenti vengono cotti!

Sono, invece, vari gli errori alimentari che, se associati, aiutano l’insorgenza dell’ipertensione nei soggetti a rischio:

  • sodio (il sale diventa pericoloso quando la sua percentuale in un cibo è più elevata di quella del potassio)
  • carenza di fibre
  • eccessivo consumo di zuccheri

Anche la carenza di grassi animali associata alla carenza di acidi grassi essenziali (cioè quelli della famiglia Omega3 e Omega6 contenuti ad esempio nel pesce) è potenzialmente molto rischiosa. Secondo questo studio sulle correlazioni tra alimenti ed ipertensione, dunque, chi mangia molta carne dovrebbe sempre bilanciare con il pesce o con dell’olio di lino.

Il fumo uccide più dell'Aids

30 maggio 2007

Domani si celebra la ‘Giornata mondiale senza tabacco’. Dopo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, durante la sessantesima Assemblea Mondiale delle Sanità, che si è svolta a Ginevra, questa giornata è ancora più sentita. Secondo le stime della pubblicazione Statistica Sanitaria Mondiale 2007, infatti, da oggi al 2030, il tabacco causerà 8,3 milioni di vittime, con un aumento quantificabile al 50% rispetto ai decessi attuali. Dalle stime emerge anche che l’80% delle nuove vittime si registrerà nei paesi a reddito medio e basso. Il World No Tabacco Day 2007, quest’anno, ha come tema gli Smoke-free environments, (ambienti senza fumo), per sottolineare ancora una volta la pericolosità del fumo passivo. Sono milioni le persone che, anche non avendo mai fumato, ogni anno muoiono a causa del fumo passivo. Il ministro Livia Turco, durante la conferenza di presentazione della giornata, ha voluto anticipare l’impegno del Servizio Sanitario Nazionale in favore dei giovani che vogliono smettere di fumare. I decessi legati al tabacco, già nel 2015, arriveranno ad essere il 10% del totale e supereranno del 50% quelle causate dall’Aids. Questo vuol dire che, sempre ragionando sulle statistiche, se i morti causati dal virus dell’Hiv nel 2030 saranno circa 6,5 milioni annui, i decessi dovuti al fumo toccheranno la spaventosa cifra di quasi 10 milioni l’anno. Altro dato che non deve essere sottovalutato è la disparità esistente nelle cure mediche tra i paesi del Nord e quelli del Sud del mondo. Nel 2004, i paesi Ocse hanno registrato una spesa sanitaria pari a 3.080 dollari ad abitante, contro i 102 dollari Africa e Sudest asiatico.

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Un'orchidea per combattere l'osteoporosi

21 maggio 2007

Secondo l’Organizzazione mondiale per la sanità, la lotta all’osteoporosi e alle patologie ossee, rappresenta una delle maggiori sfide sanitarie del terzo millennio. I ricercatori presenti all’ultimo European Symposium on Calcified Tissues (ECTS) hanno ribadito a tal proposito quanto la genetica e i meccanismi molecolari abbiano un ruolo fondamentale nella comparsa dell’osteoporosi. Nei cinque maggiori paesi europei sono quasi due milioni le donne che, a causa della loro osteoporosi, hanno avuto due o più fratture ossee e di queste, solo 30 mila hanno ricevuto il PTH come trattamento. Nel nostro paese, ogni anno, sono circa 250 mila le persone che subiscono fratture a causa dell’osteoporosi. Il PTH, disponibile anche da noi dal gennaio scorso, è un farmaco anabolico che stimola la ricostruzione ossea con un incremento della quantità e della qualità di osso riformato. Dai dati che emergono dall’indagine condotta da Nycomed, l’azienda che ha ideato Preotact e ha presentato i risultati al Congresso, parrebbe che le donne osteoporotiche siano mal curate a causa di una norma europea eccessivamente restrittiva. Questa disposizione, la Nota 79, sembra non prendere in considerazione le sofferenze e i costi che un’osteoporosi curata tardivamente può comportare. In Italia, il paziente può ottenere il PTH dal SSN solo se ha avuto più di una frattura e se altre terapie, come ad esempio i bisfosfonati hanno fallito. Per molti medici, invece, sarebbe necessario poter somministrare il PTH già in prevenzione primaria. Ma qualcosa si sta muovendo in merito al problema osteoporosi. Il 15 maggio scorso è stato presentato alla Camera dei Deputati il progetto Orchidea. Il progetto intende sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni verso la ricerca e la prevenzione delle patologie ossee. Solo in Italia, infatti, le donne che ne sono affette sono quasi 3.500.000 ed un milione gli uomini. Sabato 26 e domenica 27 maggio, acquistando un’orchidea Raffaella, appositamente creata in Toscana dall’olandese Gerrit Kerremans, nei negozi di fiori di tutte le città italiane, al prezzo di euro 8,5, si contribuirà a sostenere la ricerca e la cura delle malattie ossee. Tutto il ricavato sarà, infatti, devoluto alla Fondazione malattie ossee FIRMO-Raffaella Becagli.

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